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Duma key

Una sera, a Caracas, Diletta mi chiese: “Quali sono i libri che hai amato di più?”. “Quelli che ho recensito sul sito” ho risposto. Non era vero. L’ho scoperto solo alcuni anni dopo, leggendo Questo gioco di fantasmi, di Joe Simpson, da cui è tratto il lungo brano che riporto qui di seguito. 

Alpinismo estremo

Jon Krakauer è da tempo famosissimo tra gli appassionati per l'unico best e long seller tra i libri di montagna, "Aria sottile"; da poco è noto anche al grande pubblico per il film che Sean Penn ha tratto da un altro suo libro, "Into the wild"...
Debellare il senso di colpa

È scritto nel Talmud: "una ferita all'amor proprio equivale a spargimento di sangue". Lo riscopro in questo libro letto due volte. Quattro anni fa, e questo mese. In questi anni, tante cose. E la rilettura porta più in profondità, trova sponde più robuste nell'accresciuta consapevolezza. Quanta fatica: scavare, scoprire, accettare. Metaforicamente, l'opposto dell'alpinismo: lì scali per la cima, qui scavi in profondità; lì la conquista della cima produce come uno svuotamento, qui...
Tra vento e vertigine

Nel 2004 io, mia moglie e nostra figlia di due anni abbiamo trascorso un mese in giro per i parchi nazionali americani, dormendo delle volte in tenda delle altre nei motel, come a Moab, un piccolo paese nello Utah, straordinario stato di roccia rossa e deserto. Di Moab ricordo la piscina d'acqua calda con idromassaggio del motel, che ha fatto la felicità di nostra figlia, una gustosa bisteccheria, e le numerose agenzie per l'outdoor: cavallo, arrampicata, discesa del Colorado...

Mio padre Hermann Buhl

E due! Un altro libro che segnalo pur non avendolo letto. Una volta ancora, a colpirmi è una recensione di Andrea Casalegno pubblicata sul "domenicale" del Sole 24 Ore, 15 marzo 2009. Hermann Buhl nasce in Austria nel 1924 e muore giovane, a 32 anni, sul Chogolisa, pare per il cedimento di una cornice di neve (era con un giovanissimo Kurt Diemberger). Era già passato alla storia per avere raggiunto per primo la cima del Nanga Parbat, in solitaria e senza ossigeno, creando di fatto...

Spingendo la notte più in là

Mario Calabresi racconta l'intreccio di tre corde.
La prima è il suo paese, l'Italia, con la propria storia, dominata negli anni '70 dalla violenza.
La seconda è la famiglia Calabresi, vicenda personale e vicenda collettiva, quella delle vittime del terrorismo.
La terza è un bambino orfano a due anni di padre, ammazzato sotto casa a colpi di pistola. 
Mal di pietre

Parlo con così tanto ardore del libro di Niffoi La vedova scalza che una cara coppia di amici mi regala Mal di pietre. Leggo sulla quarta di copertina che Milena Agus, l'autrice, è nata a Genova e vive a Cagliari, dove insegna italiano e storia in un istituto tecnico. La Sardegna è quindi il collegamento tra i due libri, tra loro molto diversi. Leggo anche che il libro è stato un caso editoriale. Decido allora di saperne di più.
Storia dell'assedio di Lisbona

L'uomo più saggio che io abbia mai conosciuto non sapeva né leggere né scrivere. Alle quattro del mattino si alzava ed usciva nei campi, per prendersi cura delle mezza dozzina di maiali la cui fertilità sostentava lui e la moglie.
Inizia così, con il ricordo dei nonni, il discorso in occasione del Premio Nobel per la letteratura, assegnatogli nel 1998. Settantasei anni prima, José Saramago nasceva in uno sperduto paese del Portogallo, lasciato a quattordici anni, quando la famiglia si trasferisce a Lisbona.
La vedova scalza

"Me lo portarono a casa un mattino di giugno, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale. Neanche una goccia di sangue gli era rimasta". Inizia così la storia di Mintonia e Micheddu, un amore in Barbagia durante il fascismo. "Io non versai neanche una lacrima. Non per disamore, come pensò qualche limbipudia, e neanche perché avevo finalmente smesso di soffrire, come disse qualche bagassa vezza del vicinato di Pedi Pudios. Io piansi dentro, perché quello per mio marito era amore grande...
Viaggio in Himalaya

Il titolo è fuorviante. Molto più indicativo il sottotitolo: "Un agnostico, un comunista, un cattolico discutono durante un'ascensione nelle montagne dell'Hindu Kush". In effetti nelle quasi 400 pagine del volume, lo spazio dedicato al racconto della spedizione alpinistica è assai ridotto, schiacciato dalla minuziosa cronaca delle frequenti e lunghe discussioni su religioni e civiltà.
La strada

Avrei scommesso sulla monotonia di questo libro e sulla sua tristezza, andando a patta.
Erri De Luca ha scritto In nome della madre (Feltrinelli, 2006) per raccontare la storia della madre - e del padre, soprattutto del padre - di Ieshu, nato a Bet Lèhem, pasta cresciuta in Miriàm senza lievito d'uomo. "Il bue ha muggito piano, l'asina ha sbatacchiato forte le orecchie. È stato un applauso di bestie il primo benvenuto al mondo di Ieshu, figlio mio". 
Confesioni di un serial climber

“Vaffanculo!”.
Il simpatico saluto di Mark Twight dalla quarta di copertina è un manifesto di egotismo che mi aveva a più riprese tenuto lontano dal libro. Poi una sera alla Rock & Walls, mentre sfuggivo all’allenamento sul Pan Gullich curiosando tra i volumi della piccola biblioteca, Pietro tira fuori “Confessioni di un serial climber” e mi fa: “Eccezionale, leggilo”.
Variazioni selvagge

Claude Sidi studia sodo, si laurea e specializza come biologo marino, viene assegnato ad un ambito progetto in una riserva naturale dell'Oregon. Nei suoi giorni c'è l'odore del mare ed i versi degli elefanti marini, l'aria ed il silenzio della foresta. Va in depressione. Molla tutto, torna in città, trova lavoro in uno studio dentistico. La continua interazione con i piazienti lo fa rinascere, è felice. Al diavolo la biologia, dichiara, I like people, ho bisogno di un lavoro che mi faccia stare a contatto con le persone.
Legato ma libero

Quarantenne, con l'entusiasmo di un bambino, nel 2000 Patrick Berhault, fuoriclasse dell'arrampicata sportiva e dell'alpinismo, progetta e realizza la traversata delle Alpi: da Mojstrana (Slovenia) a Mentone (Francia), superando 140 km di dislivello in salita, di cui 22 di scalata in parete. Le imprese verticali sono quelle per le quali è noto, ma l'estensione dei tratti orizzontali è di gran lunga maggiore, e rende  il libro potenzialmente interessante tanto per un arrampicatore che per un escursionista.
In vetta senza scorciatoie

Segnalo un libro pur non avendolo letto. L’ha scritto l’alpinista americano Ed Viesturs con l’aiuto del giornalista specializzato David Roberts. Traggo questa informazione da un articolo apparso il 15.07.2007 sul “Domenicale”, il supplemento culturale che accompagna il Sole 24 Ore ogni domenica. Viesturs appartiene alla ristretta èlite degli alpinisti che hanno scalato tutti i 14 Ottomila, per altro senza bombole d’ossigeno. 
Caos Calmo

Al termine di una giornata di sole, mare, surf ed imprevisti, un uomo di quarant’anni rientra nella sua casa di villeggiatura, trovandovi amici, parenti ed un’ambulanza: la compagna è morta, un infarto. L’uomo si stringe alla figlia per tutta l’estate, fino a che a settembre devono rientrare a Milano. Il primo giorno di scuola, preoccupato di come la figlia possa reagire, le dice tra il serio e il faceto: “Non...
Il 7° grado

In una recente splendida, lunga, profonda intervista Messner ha rivelato di vedere la sua vita composta di una succesione di fasi distinte: quella alpina e dolomitica, quella himalayana, quella orizzontale (traversata di Polo Nord, Polo  Sud, e diversi deserti), quella della ricerca dello Yeti (oggetto di polemiche) e quelle più recenti dell'agricoltura e dei musei di montagna... Il 7° grado racconta della fase uno.
Il Monte Analogo

“Sotto le parvenze di un romanzo d'avventure, o di un racconto fantastico, Il Monte Analogo ci offre una " metafisica dell'alpinismo " che è, anche, un itinerario minuzioso, lentamente maturato nelle esperienze dell'autore, verso un centro, sentito come liberazione della persona da ogni suo limite, verso una vetta in cui, al disopra di ogni specifica contraddizione, ciascun uomo attui le proprie umane possibilità”.
Senza compromessi

La vita e gli scritti di Reinhard Karl, alpinista tedesco, si leggono godibilmente. Karl si rifà a Sir Hillary e Hermann Buhl, cioè all’Alpinismo con la A maiuscola, romantico, idealista, epico, pulito, all’Alpinismo delle grandi imprese, vivere per raccontarla.
“Avevo deciso di fare il meccanico. Perché? La tecnica, guidare lontano, fare qualcosa con le mie mani, queste erano le ragioni che mi spinsero a scegliere il più sporco e miserabile fra i diversi mestieri che un quattordicenne possa sognare”. La montagna come furto....